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Dopo il nostro ultimo articolo sulle Poste Italiane di qualche mese fa, che ha destato parecchio scalpore, abbiamo ricevuto una notevole dose di ringraziamenti ed anche qualche email di contestazione da parte di "zelanti" funzionari delle Poste...

Quella che troverete qui sotto è la più interessante e proviene da uno di questi che, dopo averlo condiviso su FACEBOOK, l'ha "bollato" con un solenne:

"TUTTE MINCHIATE".

Naturalmente, quando ci siamo accorti della "stroncatura", abbiamo chiesto gentilmente spiegazioni al suddetto individuo invitandolo a risponderci sul perchè del suo appellativo e questa che vedete sotto è stata la sua risposta:

peppe


Orbene, "carissimo" sig. Peppe (stia tranquillo che conosciamo benissimo la normativa sulla Privacy e non pubblicheremo il suo Cognome), ringraziandola per la sua risposta e tralasciando il suo commento originario (la forma è parte della sostanza, ma evidentemente ogni botte non può che dare il vino che ha dentro), gradiremmo provare a rifare il punto della situazione e farle notare anche noi qualche "PICCOLO PARTICOLARE" di cui non era a conoscenza o che magari le è sfuggito.

Ripartiamo dall'inizio:

Il nostro Ufficio Studi ha messo sotto la lente di ingrandimento alcuni prodotti collocati da Poste Italiane che sembrava che secondo noi NON fossero idonei alla loro clientela retail tipo, della quale proviamo a tracciare un identikit: Cliente da molti anni,
abituato ormai al concetto di totale protezione del capitale, con propensione al rischio bassissima o nulla e che vede in Banco Poste il classico porto sicuro, sin dai tempi lontani nei quali, con inflazione sopra al 5% era possibile beneficiare di rendimenti oggi impensabili e nei quali l'idea di erodere il capitale era semplicemente assurda.

Tali prodotti si sono invece rivelati molto rischiosi e contemplavano la possibilità che il capitale iniziale non fosse protetto.

Alla luce di quanto sopra, ciò che è lecito ed indispensabile chiedersi ora è: come può succedere che il classico risparmiatore italiano e Cliente delle Poste, che ha sempre evitato pressochè ogni assunzione di rischio negli anni passati, cercando la sicurezza a discapito del rendimento, si sia improvvisamente gettato su fondi immobiliari e polizze agganciate ad indici azionari?

Da verifiche Consob del 2014 emerse che SOLTANTO 330 mila Clienti su 900 mila avevano un profilo di rischio Mifid (gli altri hanno rapporti avviati prima dell’entrata in vigore della norma, replico' l’azienda). Ma il 74,5 per cento dei Clienti di Poste Italiane si classificava sui tre livelli più elevati di “esperienza e conoscenza”, soltanto il 5 per cento aveva conoscenze minime. Altro che pensionati e piccoli risparmiatori spaventati dalle banche, le Poste, stando alle classificazioni interne verificate dalla CONSOB, erano frequentate da scafati professionisti degli investimenti!?!

Onde evitare equivoci o dubbi, nel caso pensasse ce ne fossimo accorti soltanto noi, le riportiamo alcuni stralci del testo di un'interrogazione parlamentare del Dicembre 2014 (per la precisione si tratta di un'interrogazione a risposta scritta, la numero 4-07276 presentata dall'onorevole GUIDO GUIDESI - Testo di Venerdì 12 Dicembre 2014, seduta n. 349).

“...L'analisi dell'Autorità relativa a Poste, durata alcuni mesi, è stata approfondita e ha riguardato persino la posta elettronica interna all'azienda;
il giudizio contenuto nel dossier dell'autorità di vigilanza non è positivo. Vi si legge infatti, stando alle notizie di stampa, che «Le verifiche condotte hanno evidenziato che la società si avvale, nello svolgimento dei servizi di investimento, di meccanismi di pianificazione commerciale e di incentivazione del personale fondati sul perseguimento di specifici interessi “di business” (prevalentemente declinati in termini di redditività) che, affiancati da rilevanti pressioni gerarchiche a tutti i livelli della struttura organizzativa, hanno determinato, a valle del processo distributivo significative distorsioni nella relazione con la clientela...

Continuiamo a leggere:

...Il sistematico ricorso a forme di pianificazione commerciale «per prodotto» costituiscono le componenti di un impianto focalizzato verso la realizzazione di obiettivi aziendali senza tenere adeguatamente conto delle esigenze della clientela;  Consob evidenzia criticità nel rapporto con i risparmiatori...

E ancora:

...Addirittura, l'80 per cento dei Clienti sopra i 70 anni che hanno comprato una polizza index-linked (una forma di investimento che garantisce il capitale e ha un rendimento legato all'andamento di un indice) hanno un orizzonte di investimento superiore ai 7 anni; la società «a fronte di una specifica richiesta del team ispettivo, non è stata in grado di estrapolare i dati», relativi alla situazione finanziaria effettiva del cliente. E non considera l'età anagrafica per garantire un periodo di investimento adeguato...”,

In parole povere, caro sig. Peppe, se un ottantenne con la pensione minima vuole investire in un prodotto con scadenza 20 anni, nessuno alle Poste farà obiezioni!?! Le pare normale questo genere di comportamento da parte di chi dovrebbe garantire ai propri Clienti innanzitutto la famosa SICUREZZA di cui un anziano va alla ricerca?

Le riportiamo anche per completezza, visto che forse non lo sa, caro sig. Peppe che, per tutte queste motivazioni, Poste Italiane ha ricevuto una MULTA di 60.000 Euro, certificata dalla delibera CONSOB n. 19283 del 30-7-2015 che può leggere tranquillamente QUI.

Leggiamo nella delibera di "usi e costumi" che oseremmo definire quantomeno, “curiosi”, non pensa?

“...Omissis ... Consob stigmatizza anche il caso della vendita di polizze e l'apertura di libretti postali a studenti stranieri che andavano a chiedere il permesso di soggiorno..." 

E' chiaro che a nostro modesto parere, situazioni del genere devono farci capire che non siamo più di fronte alla classica cassaforte simbolo di sicurezza inespugnabile, bensì a una normalissima azienda pseudobancaria quotata in Borsa che navigando nella correttezza (formale), mira comunque aprioristicamente al massimo della redditualità... Non certo quella dei Clienti, però!

Allora, si dirà, se Poste Italiane è così scaltra e con una clientela tanto estesa, sarebbe stato comunque un affare diventarne soci, acquistando magari un pacchetto azionario in fase di collocamento !

NO, neanche così si sarebbe fatto un affare. Il titolo Poste Italiane, non è stato un titolo per nulla "brillante" ed ancora oggi, nonostante la Borsa italiana sia ai massimi dell'anno, vale decisamente meno rispetto alla data di collocamento (27/10/2015).


Poste 14122016


Eppure un Ente che detiene una massa monetaria tanto ingente e che si quota ai mercati finanziari, potrebbe e dovrebbe fornire un piano industriale degno di questo nome, vediamo allora in quale impresa si è lanciata per mettere a reddito tale massa monetaria: unico investimento degno di nota è stato in Alitalia, dove si è riportata (ovviamente) una sonora batosta.

E il prossimo investimento strategico all'orizzonte? Una quota di Coca Cola? Di Apple? Una partecipazione in General Motors o Facebook? Macchè… dopo Alitalia saranno investiti danari nel fondo Atlante!

Così almeno esterna pubblicamente la presidente di Poste Italiane, Luisa Todini che vede nel fondo Atlante la possibilità di un ritorno del 6% ma precisando immediatamente dopo che qualsiasi investimento è a rischio, il classico modo di mettere le mani avanti.

Sono stati 250 i milioni di Euro investiti nel Fondo Atlante, dopo il fallimento dell'investimento in Alitalia. Se pensiamo che una SPA deve individuare settori più redditizi in cui diversificare, fatichiamo a trovarne due più a rischio di una compagnia aerea che per decenni ha prodotto solo debiti e che nessuno voleva acquisire ed un fondo nato per salvare banche che altrimenti avrebbero difficoltà a sopravvivere.

Voi a chi prestereste i vostri soldi? A chi li fa fruttare, o a chi li va dissipando? E senza essere presidenti di società quotate, pensiamo di sapere la vostra risposta.

Sono quindi dissennati il presidente di Poste italiane e il Ceo?

Asslutamente NO. Però, dobbiamo essere onesti e renderci conto una volta per tutte che Poste Italiane, forte della vastissima clientela di cui dispone, può permettersi di fare da BANCOMAT alla Cassa Depositi e Prestiti e al Ministero dell' Economia e delle Finanze, e se la nostra compagnia aerea di bandiera produce solo debiti, Poste può contribuire a finanziarla (facendo passare il tutto come un investimento in cui crede…) e se le banche producono bilanci in rosso e si crea un fondo per salvarle, anche qui Poste può contribuire (sempre sotto forma di investimento sicuro e lungimirante)…

E così anche per mitigare il pessimo bilancio 2015 della Cassa Depositi e Prestiti (in rosso a causa della quota di partecipazione detenuta in Eni), ecco che viene “acquisita” una quota di Poste Italiane, rendendone al momento tale la compagine azionaria:

Tutti questi investimenti non potrebbero essere meglio tarati a favore del Cliente, con l'obiettivo di offrire un ritorno più appetibile per i propri risparmi?

Forse SI', se la Società fosse libera di muoversi, investire, programmare per crescere e non per tappare le falle di Stato, invece si è legata ancor di più alla cassa Depositi e Prestiti per rinnovare e allungare il contratto che le permette la distribuzione dei libretti e dei buoni Cdp: senza quel contratto, che nei primi sei mesi del 2014 ha portato a Caio (ceo di Poste Italiane) 766 milioni di euro commissioni, quotare le Poste in Borsa sarebbe stato quasi impossibile.

...E difatti i risultati di una reale diversificazione e di un vero piano industriale sono evidenti, dopo i fondi e le polizze di cui abbiamo scritto negli articoli precedenti, vediamo che anche il titolo azionario stesso è in perdita dalla data di collocamento, e documentandosi si può vedere come anche i famosi libretti al portatore e buoni fruttiferi che i nonni aprivano al nipotino appena nato, oggi non offrano rendimenti allettanti:

Riflettendoci un attimo, in effetti lo 0,01% ANNUO LORDO ci fa capire come il nascituro contribuisca al fondo Atlante…

Eppure in Poste Italiane sanno benissimo come districarsi tra prodotti ben più strutturati:

nel 2013 le Poste convincono molti Clienti ad aderire al riacquisto di obbligazioni emesse da Barclays e Crédit Suisse e poi ne approfittano per consigliare subito di impiegare la liquidità tornata sul conto per comprare prodotti remunerativi per il Gruppo. La Consob nota la tendenza delle Poste a proporre alla clientela disinvestimenti anticipati nei periodi in cui ci sono emissioni di prodotti delle Poste stesse, “senza che tali proposte fossero precedute da analisi sulle reali esigenze della clientela”. Perché lo scopo era uno solo: incassare più commissioni possibile.

Citiamo sempre dalla famosa delibera CONSOB n. 19283 del 30-7-2015:

"...Omissis ... La stessa autorità nota la tendenza delle Poste a proporre alla clientela disinvestimenti anticipati nei periodi in cui ci sono emissioni di prodotti delle Poste stesse, senza che tali proposte fossero precedute da analisi sulle reali esigenze della clientela..."

A questo punto, caro Peppe e cari lettori, crediamo sia sufficientemente chiaro allora lo spirito del modus operandi di Poste Italiane:
ognuno tragga le debite considerazioni su questo ennesimo "Ente di Stato quotato in Borsa"...

Una cosa però ci tenevamo a puntualizzarla al sig. Peppe ed a tutti i funzionari postali che operano dietro lo sportello (o a domicilio) come lui: 

noi siamo un gruppo di cittadini, risparmiatori che è diventato investitore consapevole, sufficientemente coeso e che SI RIBELLA a questo "fumo negli occhi" ed a questo modus operandi e, ci teniamo a farle sapere che il mercato a cui "il sistema"si rivolge NON E' PIU' quello di 20 anni fa in cui bastava un promotore finanziario per fare raccolta: oggi le persone grazie al web FINALMENTE possono informarsi e rendersi conto con i propri occhi PRIMA d'investire in qualsiasi strumento, "che cosa c'è dietro".

Pertanto la ringraziamo per la sua risposta che ci fornisce un ulteriore stimolo a verificare ed approfondire ulteriormente ogni nostro scritto ed a rinnovare l'invito a tutti i nostri lettori a NON FIRMARE A SCATOLA CHIUSA NESSUN GENERE DI PROPOSTA FINANZIARIA CHE VENGA LORO SOTTOPOSTA non soltanto da parte di qualsiasi Banca ma anche a questo punto di qualsiasi Ufficio Postale. 

La salutiamo distintamente sig. Peppe, augurandole buon lavoro e scusandoci per il ritardo nella risposta, ma come potrà ben immaginare, raccogliere tutti i dati che abbiamo citato, analizzarli e verificarli richiede parecchio tempo. Se reputasse anche queste "TUTTE MINCHIATE" come le precedenti, la preghiamo però di risponderci nel merito, stavolta! Fra persone serie si dovrebbe fare così... 
 
Il nostro Ufficio Studi è a disposizione dei propri Associati (
potete trovare tutto quello che vi serve a questo link) per esaminare insieme tutte quelle situazioni che ritengono meritorie di analisi approfondita, onde evitare di finire in casi come quelli sopradescritti o come QUESTI.

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