BORSA ITALIANA

  • consob

    Dopo che Venerdì c'è stato il peggior tracollo della Borsa italiana sin dalla propria nascita, fa un po' impressione leggere l'articolo 47 della Costituzione che recita testualmente:

    "La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito.
    Favorisce l'accesso del risparmio popolare alla proprietà dell'abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese. "


    Una domanda infatti ci sorge spontanea: COME MAI, DOPO QUEL CHE E' ACCADUTO, LA CONSOB NON HA VIETATO LE VENDITE ALLO SCOPERTO SU NESSUN TITOLO DEL LISTINO ITALIANO?

    Proviamo ad azzardare qualche risposta: forse le Banche non fanno parte del diretto ed indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese? Oppure si preferisce lasciar scendere il mercato sintanto che il valore dei gruppi bancari sia pressochè azzerato dando la colpa agli inglesi di ciò che sta avvenendo in queste ore?
    Oppure... Aiutateci voi perchè all'interno del nostro Ufficio Studi non riusciamo nè a darci una spiegazione, nè a farcene una ragione!

    CONSOB, ABI, ASSOGESTIONI, che fine avete fatto? Come mai non fate sentire la vostra voce in momenti del genere? Se ci siete ancora perchè non battete un colpo per cercare di tutelare le centinaia di migliaia di risparmiatori coinvolti in quella che sta divampando come la peggior crisi finanziaria degli ultimi 50 anni? Grazie per le PRONTE risposte!

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  • Buongiorno a tutti,

    in questi giorni abbiamo ricevuto parecchie email da parte di traders (o forse sarebbe meglio definirli neofiti che si stanno approcciando a questa attività) in cui ci venivano richieste spiegazioni sul perchè nella giornata di Lunedì 31 Ottobre abbiamo comunicato di voler chiudere entro la settimana tutte le posizioni in essere (nonostante la maggioranza fossero in guadagno) visto che, ad oggi, se le avessimo lasciate aperte, noi ed i nostri associati abbonati saremmo stati ancora più profittevoli.

    Per rispondere a queste domande sarebbe più che sufficiente affermare che non disponendo di una sfera di cristallo che ci indichi con esattezza non soltanto il futuro ma anche il tempo in cui si verificheranno gli eventi, nel dubbio preferiamo "comportarci come i ricchi".

    I ricchi infatti, non fanno MAI grandi scommesse con il futuro, visto che essendo GIA' ricchi, partono dal presupposto che sia INFINITAMENTE più importante conservare ed accrescere il capitale accumulato rispetto a perderlo mettendolo a rischio in operazioni dubbie. Certo, ci si potrà obiettare che "chi non risica non rosica", ma sinceramente quanti di voi che ci leggete sarebbero disponibili a rischiare i capitali accumulati in una vita di sacrifici dai vostri famigliari in poche operazioni che potrebbero dimezzarli (quando non azzerarli) in un amen?

    Spesso e volentieri si trova scritto nei forum finanziari di trading e sui social network che "i mercati sono imprevedibili e/o fatti per sorprendere" (cosa non totalmente vera ma per un attimo supponiamo che sia esattamente così) e che il compito del trader è "seguirli" senza farsi alcuna opinione al riguardo... Poi però se ci addentriamo e cominciamo a leggere attentamente ciò che spesso e volentieri si trova scritto dai vari GURU, dovremmo porci una domanda: come mai chi si professa "mago del trading" và alla ricerca della volatilità e dell'imprevisto per tentare un azzardo con il mercato senza rendersi conto che potrebbe metterlo al tappeto?

    L'unica risposta sensata che ci sentiamo di condividere è: perchè il confine del trading on line, soprattutto grazie al fatto che CHIUNQUE disponga di 4 spiccioli ed una connessione ad internet si può "improvvisare" trader dalla sera alla mattina ed ha accesso a strumenti pericolosissimi (derivati, forex, opzioni binarie) con leve finanziarie che oscillano fra il 10 ed il 400% si sta spostando sempre più verso il GAMBLING (o gioco d'azzardo che dir si voglia) e che "sedicenti maghi" si stanno costruendo un parterre di "adepti" a cui vendere libri, corsi, formazione, segnali intraday con cui costruirsi una credibilità quando non addirittura per "rifarsi una verginità" dopo aver bruciato decine (se non in taluni casi centinaia) di migliaia di Euro propri o dei propri "followers".

    mago con palla

    Ma lasciamo stare i GURU e i "maghi dell'intraday" che a parole colgono tutti i mutamenti che consentono loro di entrare sui minimi ed uscire al cambio del trend e torniamo al tema iniziale: in cosa si differenzia esattamente una mentalità da investitore rispetto ad una da trader?

    1) Il trader è uno speculatore che è orientato ad operazioni di brevissimo termine, capace di comprare titoli che rivenderà dopo qualche giorno se non addirittura dopo qualche ora o qualche minuto nel caso si tratti di scalping.

    2) Il trader compra ulteriormente se vede che ciò che ha comprato sale e vende se vede che ciò che ha comprato scende.

    3) Il trader vive con l'ansia e la paura che ciò che ha comprato possa crollare (o che ciò che ha shortato possa salire) da un momento all'altro e per questo motivo usa stop loss ravvicinatissimi, quando non addirittura strategie "Stop & Reverse" che gli consentono di cambiare opinione più volte, nel caso non avesse preso "l'onda giusta".

    4) Il trader chiude tutte le posizioni aperte entro la settimana perchè ha paura che "a mercati chiusi", durante il weekend (quando non durante la notte nel caso si tratti di uno scalper) una news possa destabilizzare la sua operazione.

    5) Il trader "vive" davanti alla piattaforma e guarda i grafici in continuazione apportando continui "aggiustamenti di tiro" alla propria operatività: spostando continuamente stop loss e target in funzione dell'andamento del grafico.

    6) Il trader ritiene che "la colpa più grande" delle sue perdite derivi dalla psicologia e dall'emotività che non riesce a governare correttamente.

    7) Il trader effettua soltanto operazioni in trend stretto, quando non addirittura strettissimo, perchè il suo obiettivo è "salire sulla giostra" e non di certo rimanere "con il cerino in mano" per non esser sceso o per esser sceso troppo tardi.

    8) Il trader crede che "il grafico comandi su tutto" e che i prezzi che legge sul grafico di conseguenza scontino tutto.

    9) Il trader non diversifica le sue operazioni, si concentra su di un sottostante e lo studia convincendosi di conoscerlo meglio degli altri traders.

    10) Il trader non segue le news, anzi, le detesta visto che gli destabilizzano le operazioni che ha "messo in pista".

    Considerato quanto sopra, se riteniamo che "muoversi in questa maniera" sia profittevole, dovremmo arrivare a porci una domanda che non trova alcun genere di risposta logica: come mai nonostante sia dimostrato che i traders di successo sono meno dell'1% di quelli che ci provano e che quindi questo modus operandi non sia per nulla conveniente per la maggioranza assoluta che decide di approcciare questo genere di "attività" (che nel 99% dei casi sarebbe meglio chiamare PASSIVITA'), tutti i risparmiatori prima o poi "vorrebbero provarci" a diventare traders?

    Non sarebbe meglio rendersi conto una volta per tutte, che diventare un trader è un'attività DURISSIMA, SNERVANTE e per la maggioranza di chi l'approccia, PER NULLA PROFITTEVOLE visto che secondo le statistiche ufficiali fornite dai brokers americani, (gli unici obbligati a dichiararle per Legge), oltre il 95% dei traders perde TUTTI i suoi soldi AZZERANDO IL CONTO entro i primi 3 mesi di attività, dei sopravvissuti l'80% non arriva a 6 mesi, ed il rimanente non arriva a 24?

    Quando il nostro Ufficio Studi ha deciso di creare PORTFOLIOREPLICA© mai e poi mai avremmo immaginato una così TRAGICA REALTA' anche in Europa, perchè sinceramente ritenevamo che la cultura finanziaria (almeno nel nostro Paese) fosse decisamente superiore rispetto al passato, ma purtroppo siamo stati clamorosamente ahinoi smentiti dai dati più recenti che pongono l'Italia con il 37% di risparmiatori che "sanno di ciò che si tratti" addirittura dietro  a Tunisia (45%), Zimbabwe (41%), Senegal (40%), Tanzania (40%), Zambia (40%) e Camerun (38%).

    Vediamo quindi secondo noi quale dovrebbe essere il corretto approccio a qualunque investimento finanziario da parte di un "investitore evoluto" e consapevole che il denaro (soprattutto in borsa) non lo regala nessuno:

    1) Crearsi una solida cultura finanziaria prima di investire anche 1 solo Euro (sembra banale ma purtroppo non riusciremo mai a ripeterlo a sufficienza).

    2) Studiare principalmente statistica e matematica finanziaria anzichè dilettarsi nel fare previsioni di "astrologia grafica" in funzione delle "pulsazioni" del mercato.

    3) Utilizzare una sana diversificazione in ogni "scommessa" sui mercati: se ritenete che siamo stati troppo sbruffoni con il termine scommesse, CLICCATE QUI e dopo aver letto la fonte, fatevene una ragione.

    4) Non investire, per nessun motivo al Mondo oltre il 2% del proprio capitale su di una qualunque operazione.

    5) Dotarsi di strategie profittevoli che consentano un "aggio statistico" di almeno il 5%, così facendo a fine anno, mal che vada, considerate le commissioni e le imposte sarete più che in pari.

    6) Evitare "come la peste" operazioni basate su timeframes inferiori al Daily, mediante grandi leve finanziarie, ricordandosi che si ottiene il medesimo risultato mediante piccoli capitali per tanto tempo... Con la differenza che il rischio è enormemente inferiore! 

    7) Sfruttare l'effetto della capitalizzazione composta, riservando alla liquidità non meno del 30% del proprio capitale guadagnato.

    8) Andare alla ricerca di operazioni che consentano un ottimo Risk Reward: ricordando che anche soltanto con un rapporto di 1:1,25 nel caso a fine anno avessimo fatto 50 operazioni in perdita (1) e 50 in vincita (1,25) ci ritroveremmo il conto in crescita del 12,5% (tasse e commissioni escluse ovviamente).

    9) Frenare l'impazienza e la voglia di operare volgarmente detta "clicconite col mouse", guardando i grafici il meno possibile (consigliamo non oltre 2 volte la settimana), visto che "i cigni neri", contrariamente a quel che vogliono far credere certi "formatori" sono rarissimi e che se non investo in strumenti di particolare rischio non potranno mai portarmi via oltre una frazione infinitesimale del mio conto che potrà essere recuperata senza stress con le successive operazioni.

    10) Utilizzare il "paper trading" sintanto che non si dispone di un capitale che possa esser frazionato in ogni operazione che rispecchi tutti i punti sopradescritti.

    In definitiva dunque, è bene ricordarsi sempre che il primo obiettivo di una persona assennata e che vuole arrivare a vivere dei propri investimenti dovrebbe essere di non scordarsi mai le 2 fondamentali regole del 3° uomo più ricco al Mondo: "LA PRIMA REGOLA E' NON PERDERE SOLDI, LA SECONDA NON SCORDARSI MAI LA PRIMA." (Warren Buffett)

    Concludendo quindi:

    "GLI INVESTITORI FANNO LAVORARE IL CAPITALE AL POSTO LORO, MENTRE I TRADERS LAVORANO COME PAZZI PER TENTARE DI ACCRESCERE IL LORO CAPITALE".

    Se ritenete che un "lavoro d'ufficio" che metterà a rischio oltre alla vostra serenità anche il vostro sistema nervoso, la vostra vista ed i vostri rapporti sociali sia MIGLIORATIVO rispetto al METODO che abbiamo studiato per anni, continuate pure a "formarvi" per diventare traders... Diversamente... Vi aspettiamo con noi!

    UFFICIO STUDI ASSODIR


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  • Ben ritrovati!

    Dopo il nostro ultimo articolo sulle Poste Italiane di qualche mese fa, che ha destato parecchio scalpore, abbiamo ricevuto una notevole dose di ringraziamenti ed anche qualche email di contestazione da parte di "zelanti" funzionari delle Poste...

    Quella che troverete qui sotto è la più interessante e proviene da uno di questi che, dopo averlo condiviso su FACEBOOK, l'ha "bollato" con un solenne:

    "TUTTE MINCHIATE".

    Naturalmente, quando ci siamo accorti della "stroncatura", abbiamo chiesto gentilmente spiegazioni al suddetto individuo invitandolo a risponderci sul perchè del suo appellativo e questa che vedete sotto è stata la sua risposta:

    peppe


    Orbene, "carissimo" sig. Peppe (stia tranquillo che conosciamo benissimo la normativa sulla Privacy e non pubblicheremo il suo Cognome), ringraziandola per la sua risposta e tralasciando il suo commento originario (la forma è parte della sostanza, ma evidentemente ogni botte non può che dare il vino che ha dentro), gradiremmo provare a rifare il punto della situazione e farle notare anche noi qualche "PICCOLO PARTICOLARE" di cui non era a conoscenza o che magari le è sfuggito.

    Ripartiamo dall'inizio:

    Il nostro Ufficio Studi ha messo sotto la lente di ingrandimento alcuni prodotti collocati da Poste Italiane che sembrava che secondo noi NON fossero idonei alla loro clientela retail tipo, della quale proviamo a tracciare un identikit: Cliente da molti anni,
    abituato ormai al concetto di totale protezione del capitale, conpropensione al rischio bassissima o nulla e che vede in Banco Poste il classico porto sicuro, sin dai tempi lontani nei quali, con inflazione sopra al 5% era possibile beneficiare di rendimenti oggi impensabili e nei quali l'idea di erodere il capitale era semplicemente assurda.

    Tali prodotti si sono invece rivelati molto rischiosi e contemplavano la possibilità che il capitale iniziale non fosse protetto.

    Alla luce di quanto sopra, ciò che è lecito ed indispensabile chiedersi ora è: come può succedere che il classico risparmiatore italiano e Cliente delle Poste, che ha sempre evitato pressochè ogni assunzione di rischio negli anni passati, cercando la sicurezza a discapito del rendimento, si sia improvvisamente gettato su fondi immobiliari e polizze agganciate ad indici azionari?

    Da verifiche Consob del 2014 emerse che SOLTANTO 330 mila Clienti su 900 mila avevano un profilo di rischio Mifid (gli altri hanno rapporti avviati prima dell’entrata in vigore della norma, replico' l’azienda). Ma il 74,5 per cento dei Clienti di Poste Italiane si classificava sui tre livelli più elevati di “esperienza e conoscenza”, soltanto il 5 per cento aveva conoscenze minime. Altro che pensionati e piccoli risparmiatori spaventati dalle banche, le Poste, stando alle classificazioni interne verificate dalla CONSOB, erano frequentate da scafati professionisti degli investimenti!?!

    Onde evitare equivoci o dubbi, nel caso pensasse ce ne fossimo accorti soltanto noi, le riportiamo alcuni stralci del testo di un'interrogazione parlamentare del Dicembre 2014 (per la precisione si tratta di un'interrogazione a risposta scritta, la numero 4-07276 presentata dall'onorevole GUIDO GUIDESI - Testo di Venerdì 12 Dicembre 2014, seduta n. 349).

    “...L'analisi dell'Autorità relativa a Poste, durata alcuni mesi, è stata approfondita e ha riguardato persino la posta elettronica interna all'azienda;
    il giudizio contenuto nel dossier dell'autorità di vigilanza non è positivo. Vi si legge infatti, stando alle notizie di stampa, che «Le verifiche condotte hanno evidenziato che la società si avvale, nello svolgimento dei servizi di investimento, di meccanismi di pianificazione commerciale e di incentivazione del personale fondati sul perseguimento di specifici interessi “di business” (prevalentemente declinati in termini di redditività) che, affiancati da rilevanti pressioni gerarchiche a tutti i livelli della struttura organizzativa, hanno determinato, a valle del processo distributivo significative distorsioni nella relazione con la clientela...

    Continuiamo a leggere:

    ...Il sistematico ricorso a forme di pianificazione commerciale «per prodotto» costituiscono le componenti di un impianto focalizzato verso la realizzazione di obiettivi aziendali senza tenere adeguatamente conto delle esigenze della clientela;  Consob evidenzia criticità nel rapporto con i risparmiatori...

    E ancora:

    ...Addirittura, l'80 per cento dei Clienti sopra i 70 anni che hanno comprato una polizza index-linked (una forma di investimento che garantisce il capitale e ha un rendimento legato all'andamento di un indice) hanno un orizzonte di investimento superiore ai 7 anni; la società «a fronte di una specifica richiesta del team ispettivo, non è stata in grado di estrapolare i dati», relativi alla situazione finanziaria effettiva del cliente. E non considera l'età anagrafica per garantire un periodo di investimento adeguato...”,

    In parole povere, caro sig. Peppe, se un ottantenne con la pensione minima vuole investire in un prodotto con scadenza 20 anni, nessuno alle Poste farà obiezioni!?! Le pare normale questo genere di comportamento da parte di chi dovrebbe garantire ai propri Clienti innanzitutto la famosa SICUREZZA di cui un anziano va alla ricerca?

    Le riportiamo anche per completezza, visto che forse non lo sa, caro sig. Peppe che, per tutte queste motivazioni, Poste Italiane ha ricevuto una MULTA di 60.000 Euro, certificata dalla delibera CONSOB n. 19283 del 30-7-2015 che può leggere tranquillamente QUI.

    Leggiamo nella delibera di "usi e costumi" che oseremmo definire quantomeno, “curiosi”, non pensa?

    “...Omissis... Consob stigmatizza anche il caso della vendita di polizze e l'apertura di libretti postali a studenti stranieri che andavano a chiedere il permesso di soggiorno..." 

    E' chiaro che a nostro modesto parere, situazioni del generedevono farci capire che non siamo più di fronte alla classica cassaforte simbolo di sicurezza inespugnabile, bensì a una normalissima azienda pseudobancaria quotata in Borsa che navigando nella correttezza (formale), mira comunque aprioristicamente al massimo della redditualità... Non certo quella dei Clienti, però!

    Allora, si dirà, se Poste Italiane è così scaltra e con una clientela tanto estesa, sarebbe stato comunque un affare diventarne soci, acquistando magari un pacchetto azionario in fase di collocamento !

    NO, neanche così si sarebbe fatto un affare. Il titolo Poste Italiane, non è stato un titolo per nulla "brillante" ed ancora oggi, nonostante la Borsa italiana sia ai massimi dell'anno, vale decisamente meno rispetto alla data di collocamento (27/10/2015).


    Poste 14122016


    Eppure un Ente che detiene una massa monetaria tanto ingente e che si quota ai mercati finanziari, potrebbe e dovrebbe fornire un piano industriale degno di questo nome, vediamo allora in quale impresa si è lanciata per mettere a reddito tale massa monetaria: unico investimento degno di nota è stato in Alitalia, dove si è riportata (ovviamente) una sonora batosta.

    E il prossimo investimento strategico all'orizzonte? Una quota di Coca Cola? Di Apple? Una partecipazione in General Motors o Facebook? Macchè… dopo Alitalia saranno investiti danari nel fondo Atlante!

    Così almeno esterna pubblicamente la presidente di Poste Italiane, Luisa Todini che vede nel fondo Atlante la possibilità di un ritorno del 6% ma precisando immediatamente dopo che qualsiasi investimento è a rischio, il classico modo di mettere le mani avanti.

    Sono stati 250 i milioni di Euro investiti nel Fondo Atlante, dopo il fallimento dell'investimento in Alitalia. Se pensiamo che una SPA deve individuare settori più redditizi in cui diversificare, fatichiamo a trovarne due più a rischio di una compagnia aerea che per decenni ha prodotto solo debiti e che nessuno voleva acquisire ed un fondo nato per salvare banche che altrimenti avrebbero difficoltà a sopravvivere.

    Voi a chi prestereste i vostri soldi? A chi li fa fruttare, o a chi li va dissipando? E senza essere presidenti di società quotate, pensiamo di sapere la vostra risposta.

    Sono quindi dissennati il presidente di Poste italiane e il Ceo?

    Asslutamente NO. Però, dobbiamo essere onesti e renderci conto una volta per tutte che Poste Italiane, forte della vastissima clientela di cui dispone, può permettersi di fare da BANCOMAT alla Cassa Depositi e Prestiti e al Ministero dell' Economia e delle Finanze, e se la nostra compagnia aerea di bandiera produce solo debiti, Poste può contribuire a finanziarla (facendo passare il tutto come un investimento in cui crede…) e se le banche producono bilanci in rosso e si crea un fondo per salvarle, anche qui Poste può contribuire (sempre sotto forma di investimento sicuro e lungimirante)…

    E così anche per mitigare il pessimo bilancio 2015 della Cassa Depositi e Prestiti (in rosso a causa della quota di partecipazione detenuta in Eni), ecco che viene “acquisita” una quota di Poste Italiane, rendendone al momento tale la compagine azionaria:

    Tutti questi investimenti non potrebbero essere meglio tarati a favore del Cliente, con l'obiettivo di offrire un ritorno più appetibile per i propri risparmi?

    Forse SI', se la Società fosse libera di muoversi, investire, programmare per crescere e non per tappare le falle di Stato, invece si è legata ancor di più alla cassa Depositi e Prestiti per rinnovare e allungare il contratto che le permette la distribuzione dei libretti e dei buoni Cdp: senza quel contratto, che nei primi sei mesi del 2014 ha portato a Caio (ceo di Poste Italiane) 766 milioni di euro commissioni, quotare le Poste in Borsa sarebbe stato quasi impossibile.

    ...E difatti i risultati di una reale diversificazione e di un vero piano industriale sono evidenti, dopo i fondi e le polizze di cui abbiamo scritto negli articoli precedenti, vediamo che anche il titolo azionario stesso è in perdita dalla data di collocamento, e documentandosi si può vedere come anche i famosi libretti al portatore e buoni fruttiferi che i nonni aprivano al nipotino appena nato, oggi non offrano rendimenti allettanti:

    Riflettendoci un attimo, in effetti lo 0,01% ANNUO LORDO ci fa capire come il nascituro contribuisca al fondo Atlante…

    Eppure in Poste Italiane sanno benissimo come districarsi tra prodotti ben più strutturati:

    nel 2013 le Poste convincono molti Clienti ad aderire al riacquisto di obbligazioni emesse da Barclays e Crédit Suisse e poi ne approfittano per consigliare subito di impiegare la liquidità tornata sul conto per comprare prodotti remunerativi per il Gruppo. La Consob nota la tendenza delle Poste a proporre alla clientela disinvestimenti anticipati nei periodi in cui ci sono emissioni di prodotti delle Poste stesse, “senza che tali proposte fossero precedute da analisi sulle reali esigenze della clientela”. Perché lo scopo era uno solo: incassare più commissioni possibile.

    Citiamo sempre dalla famosa delibera CONSOB n. 19283 del 30-7-2015:

    "...Omissis... La stessa autorità nota la tendenza delle Poste a proporre alla clientela disinvestimenti anticipati nei periodi in cui ci sono emissioni di prodotti delle Poste stesse, senza che tali proposte fossero precedute da analisi sulle reali esigenze della clientela..."

    A questo punto, caro Peppe e cari lettori, crediamo sia sufficientemente chiaro allora lo spirito del modus operandi di Poste Italiane:
    ognuno tragga le debite considerazioni su questo ennesimo "Ente di Stato quotato in Borsa"...

    Una cosa però ci tenevamo a puntualizzarla al sig. Peppe ed a tutti i funzionari postali che operano dietro lo sportello (o a domicilio) come lui: 

    noi siamo un gruppo di cittadini, risparmiatori che è diventato investitore consapevole, sufficientemente coeso e che SI RIBELLA a questo "fumo negli occhi" ed a questo modus operandi e, ci teniamo a farle sapere che il mercato a cui "il sistema"si rivolge NON E' PIU' quello di 20 anni fa in cui bastava un promotore finanziario per fare raccolta: oggi le persone grazie al web FINALMENTE possono informarsi e rendersi conto con i propri occhi PRIMA d'investire in qualsiasi strumento, "che cosa c'è dietro".

    Pertanto la ringraziamo per la sua risposta che ci fornisce un ulteriore stimolo a verificare ed approfondire ulteriormente ogni nostro scritto ed a rinnovare l'invito a tutti i nostri lettori a NON FIRMARE A SCATOLA CHIUSA NESSUN GENERE DI PROPOSTA FINANZIARIA CHE VENGA LORO SOTTOPOSTA non soltanto da parte di qualsiasi Banca ma anche a questo punto di qualsiasi Ufficio Postale. 

    La salutiamo distintamente sig. Peppe, augurandole buon lavoro e scusandoci per il ritardo nella risposta, ma come potrà ben immaginare, raccogliere tutti i dati che abbiamo citato, analizzarli e verificarli richiede parecchio tempo. Se reputasse anche queste "TUTTE MINCHIATE" come le precedenti, la preghiamo però di risponderci nel merito, stavolta! Fra persone serie si dovrebbe fare così... 
     
    Il nostro Ufficio Studi è a disposizione dei propri Associati (
    potete trovare tutto quello che vi serve a questo link) per esaminare insieme tutte quelle situazioni che ritengono meritorie di analisi approfondita, onde evitare di finire in casi come quelli sopradescritti o come QUESTI.

    Aiutateci ad aiutare chi ha bisogno d'aiuto (e magari non ne è neppure consapevole) condividendo questo articolo con le persone a voi care!

    Grazie.

    Insieme, possiamo farcela!

    UFFICIO STUDI ASSODIR

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