OMBUDSMAN BANCARIO

  • banca ladra

    Buongiorno! 
    Ci siamo lasciati con la secondo parte di questa lunga inchiesta sulle AZIONI-OBBLIGAZIONI NON QUOTATE delle banche del territorio che hanno creato immensi danni a decine di migliaia di risparmiatori.

    Questo è il link al primo articolo per le OBBLIGAZIONI

    Questo invece è il link per la prima parte delle AZIONI

    Con questa ultima parte vogliamo rendere PERFETTAMENTE CHIARO cosa siano le obbligazioni e azioni non quotate ma soprattutto come evitare questo RICATTO vero e proprio indotto dalle banche ad ignari risparmiatori o a chi ha chiesto mutui e prestiti importanti.

    Alla fine della lettura capirai cosa sono, come evitarle e come uscirne nel caso tu fossi finito dentro questo vortice di distruzione patrimoniale perpetrato nel tempo da parte di quelli che dovrebbero essere degli "istituti di credito".

    Procediamo.

    vortice
    La Comunicazione Consob del 2 marzo 2009: la sua applicabilità alle azioni delle banche non quotate considerate titoli illiquidi e la decisione dell’Ombudsman del 30 luglio 2014


    Il 2 marzo del 2009 la Consob ha emanato la Comunicazione n. 9019104 relativa ai doveri dell’intermediario nella distribuzione di prodotti finanziari illiquidi.
    Il documento si inserisce nell’ambito delle misure di c.d. “livello tre” sul regolamento intermediari con cui la Consob fornisce orientamenti interpretativi di dettaglio funzionali alla concreta applicazione del nuovo sistema normativo di derivazione comunitaria.


    La Comunicazione tratta della distribuzione alla clientela al dettaglio di prodotti finanziari illiquidi, che secondo la Consob sono quelli che determinano per l’investitore ostacoli o limitazioni allo smobilizzo entro un lasso di tempo ragionevole, a condizioni di prezzo significative, ossia tali da riflettere direttamente o indirettamente una pluralità di interessi in acquisto ed in vendita.


    Il primo problema che bisogna affrontare è quello dell’applicabilità di quanto stabilito dalla predetta Comunicazione Consob anche a titoli come le azioni non quotate in Borsa in quanto titoli illiquidi.


    A nostro parere, esaminando attentamente la Comunicazione, il problema non si pone in quanto le azioni non quotate rientrano nella definizione di titoli illiquidi delineata dalla Comunicazione e, cioè, di prodotti che determinano per l’investitore ostacoli o limitazioni allo smobilizzo entro un lasso di tempo ragionevole a condizioni di prezzo significative, ossia tali da riflettere, direttamente o indirettamente, una pluralità di interessi di acquisto e di vendita.


    D’altra parte la Consob nel suo provvedimento sostiene che la condizione di “liquidità” potrebbe essere garantita dall’impegno dello stesso intermediario al riacquisto secondo criteri e meccanismi prefissati e concreti come quelli che hanno condotto al princing del prodotto nel mercato primario.

    Sempre nella Comunicazione, quando si parla di prodotti illiquidi, si fa riferimento a titolo esemplificativo, ma non esaustivo, alle obbligazioni bancarie, alle polizze assicurative e ai derivati OTC, ovvero negoziati “over the counter”.


    Si consideri, inoltre, che le due decisioni dell’Ombudsman bancario del 30 luglio 2014 e del 30 aprile 2015 non ci sono proprio poste il problema dell’applicabilità della Comunicazione Consob del 2009 alle azioni illiquide della Carife e della Sparkasse di Bolzano, ma sono scese direttamente al merito della questione e nel caso della Carife hanno ritenuto che la stessa banca non avesse rispettato la Comunicazione del 2009, mentre nel caso della Sparkasse è stato ritenuto, sia pure erroneamente, che la banca aveva di contro rispettato la stessa Comunicazione Consob.

    Ma vediamo più da vicino quelle che sono le disposizioni stabilite dalla Comunicazione Consob del 2009 per il collocamento o la negoziazione di titoli illiquidi.


    In tema di prodotti finanziari illiquidi il diligente assolvimento degli obblighi informativi ex art. 21, comma 1, del Testo Unico Finanziario impone all’intermediario una specifica informativa in primo luogo ex ante, consistente nella scomposizione del complessivo esborso di capitale tra il c.d. fair value del titolo ed costi dell’operazione, precisazione del valore di smobilizzo dell’investimento nell’istante immediatamente successivo all’operazione di acquisto, specificazione delle condizioni di smobilizzo evidenziando maggiori difficoltà, tempi e costi connessi al livello di illiquidità, precisazione della circostanza per cui l’unica fonte di liquidità sia lo stesso intermediario negoziatore, dettagliando le regole di princing applicabile, nonché offrire un set informativo che confronti il prodotto illiquido con altri prodotti semplici, noti, liquidi, a basso rischio, con analoga durata e larga diffusione. La normativa di settore impone anche un obbligo di informativa ex post, consistente nell’invio di una rendicontazione periodica che specifichi il fair value aggiornato ed il presumibile valore di realizzo sulla base delle reali condizioni di smobilizzo.


    Secondo l’ormai nota decisione dell’Ombudsman bancario del 30 luglio 2014, se il set informativo predisposto dell’intermediario (vale a dire il prospetto informativo, la nota di sintesi, la nota informativa e l’eventuale scheda prodotto) non prevede tali informazioni, NON SI POSSONO RITENERE DILIGENTEMENTE ASSOLTI GLI SPECIFICI OBBLIGHI INFORMATIVI imposti dalla normativa per i prodotti finanziari illiquidi.

    Sempre in base alla suddetta decisione dell’Ombudsman bancario l’inserimento nell’ordine di acquisto di clausole con le quali il cliente confessi di essere consapevole, in particolare, dei fattori di rischio relativi all’investimento e di conoscere ed accettare, senza riserve, le condizioni e le modalità dell’offerta contenute nel menzionato prospetto informativo, è inefficace al fine di configurare un diligente adempimento in merito all’obbligo di fornire un’informativa trasparente e particolarmente dettagliata, come imposto ex lege per i prodotti illiquidi.

    Infatti, un rinvio per relationem ad un set informativo, non consegnato al risparmiatore e, comunque, privo delle informazioni previste dalla Comunicazione Consob del 2009, non assolve agli obblighi informativi di legge.
    In base alla decisione dell’Ombudsman, l’inadempimento agli obblighi informativi fa sì che la specifica operazione di compravendita dei titoli illiquidi non è da considerarsi validamente perfezionata, con l’obbligo della banca alla restituzione delle somme impiegate per l’acquisto dei titoli stessi.

    La necessità che le azioni non quotate siano negoziate o collocate solamente a investitori con profilo di rischio alto o quanto meno medio alto in quanto titoli rischiosi


    Le azioni bancarie non quotate quindi, DEVONO NECESSARIAMENTE per le loro caratteristiche, essere considerate come titoli con un profilo di rischio alto o, quantomeno, medio-alto.
    Non vi è dubbio, infatti, che titoli illiquidi, per i quali vi è una potenziale difficoltà di liquidazione, non possono che essere riservati ad investitori con un profilo di rischio alto o medio-alto.

    Le banche non quotate sono state sempre coscienti di ciò. Tant’è vero che prima dell’introduzione della MIFID, in vigenza della normativa di inadeguatezza di cui all’art. 29 del vecchio Regolamento Consob del 1998, gli istituti di credito non quotati, come si diceva, per vendere le azioni anche a soggetti con profilo di rischio basso o medio-basso, procedevano in via generalizzata a segnalare l’inadeguatezza ed a far sottoscrivere l’espressa autorizzazione ad eseguire comunque l’operazione.

    Tale modalità di vendita ha manifestato in alcuni casi, si veda il caso TERCAS, un vero e proprio abuso di diritto in quanto la segnalazione di inadeguatezza è stata effettuata in modo generalizzato a tutti i risparmiatori con profilo di rischio basso o medio-basso.

    Per tale motivo, nonché per la mancata indicazione degli specifici motivi di inadeguatezza si è aperto un vasto contenzioso presso il Tribunale di Teramo, con il quale si chiede la condanna della banca all’integrale restituzione delle somme investite.


    La strategia di vendita delle azioni illiquide post MiFID


    Andiamo ora a trattare l’argomento, invero assai interessante, relativo alla strategia di vendita adottata da alcune banche per collocare agli investitori con profilo di rischio basso o medio-basso le azioni non quotate.

    Vogliamo riferire della strategia di vendita delle azioni non quotate di una banca, che per riservatezza non nomineremo.
    Ebbene, abbiamo potuto constatare che, in particolare, in occasione dell’ultimo aumento di capitale avvenuto qualche anno fa, la Banca in questione, avendo una forte necessità di collocare tutte le azioni emesse, ha così operato.

    Si premette che la Banca, sin dall’introduzione dell’ultimo Regolamento Consob di fine 2007, che ha recepito le Direttive MiFID, ha esteso in via gratuita a tutti i propri clienti il servizio di consulenza.
    Per tale motivo, l’istituto di credito, tanto nella negoziazione, quanto nel collocamento dei titoli, era tenuto ad effettuare la valutazione di adeguatezza.

    Per il collocamento delle proprie azioni non quotate, effettuato per i clienti con un profilo di rischio basso o medio-basso, la valutazione di adeguatezza era NEGATIVA, per cui la Banca nella raccomandazione personalizzata dava indicazione di “evitare” l’acquisto dei titoli azionari di propria emissione, senza però precisare i motivi dell’inadeguatezza.

    Pertanto risultava, ad esempio, che alle 15 e 28 minuti la Banca, all’esito aveva emesso una raccomandazione, con la quale invitava il cliente ad evitare l’acquisto, salvo poi, dopo uno o due minuti, far risultare che era stato direttamente il cliente a richiedere l’acquisto inadeguato, in modo da passare “formalmente” dal regime di adeguatezza al regime di c.d. “execution only”.
    Geniale eh? Ci chiediamo se tale procedura possa essere ritenuta rispettosa della legge o non sia stata posta in violazione o in elusione della legge.

    A noi sembra che non vi sia dubbio sul fatto che una simile procedura sia illegittima ed elusiva del dettato normativo per le seguenti ragioni:
    - Prima della MiFID e, quindi, dell’art. 39 del Regolamento Consob del 2007 vigeva la normativa di cui al citato art. 29 del Regolamento Consob del 1998.

    - In base a tale previgente normativa, se l’intermediario finanziario riteneva che un’operazione fosse inadeguata rispetto al profilo del risparmiatore per tipologia, oggetto, frequenza o dimensione, era obbligato a segnalarlo per iscritto al cliente, indicando specificatamente le ragioni dell’inadeguatezza, e poteva eseguire l’operazione solo se otteneva dall’investitore una seconda sottoscrizione per autorizzazione a dar corso, comunque, alla negoziazione.

    In tal modo l’intermediario finanziario era esente da ogni responsabilità, se l’operazione si fosse rivelata dannosa per l’investitore.
    Con l’art. 39 del Regolamento Consob del 2007, che ha recepito la MiFID, l’operazione reputata non adeguata non può in alcun modo essere eseguita dall’intermediario, a differenza di ciò che avveniva in passato per quanto abbiamo detto, con la conseguenza che il livello di protezione per il cliente è, quindi, massimo, andando contro una sua esplicita volontà, in funzione dell’esigenza di tutelare il risparmio quale bene costituzionalmente protetto (si veda F. Sartori, “Le regole di adeguatezza e i contratti di borsa: tecniche normative, tutele e prospettive MiFID” in Rivista Diritto Privato, 2008 pag. 25 ed, in senso conforme, V. Santocchi, “Le valutazioni di adeguatezza e di appropriatezza nei rapporti contrattuali fra intermediari e cliente”, in I contratti del mercato finanziario, a cura di E. Gabrielli e R. Lener, I, Torino, 2011, pag. 281 e ss.).

    È allora evidente che, se con la nuova regola dettata dall’art. 39 l’intermediario è tenuto ad andare contro l’esplicita volontà del cliente, pur se questi ugualmente voglia compiere l’operazione, non sia ipotizzabile che l’intermediario consenta all’investitore di rinunciare alle garanzie proprie della consulenza e richiedere lui stesso l’operazione, come avvenuto nel caso di specie.

    È evidente che, operando con una tale strategia, l’intermediario finanziario AGGIRI PALESEMENTE l’art. 39 del Regolamento Consob del 2007, VIOLANDO altresì l’art. 21 del Testo Unico Finanziario, nel quale si stabilisce che l’intermediario si deve comportare con diligenza, correttezza e trasparenza per servire al meglio l’interesse dei clienti e per l’integrità dei mercati.

    Ora, è evidente che non sia certo nel miglior interesse del cliente comprare un prodotto finanziario inadeguato, ma sia invece nell’esclusivo interesse commerciale della Banca vendere sempre e comunque i propri titoli, anche a soggetti che avevano una propensione al rischio bassa o prudente.

    D’altra parte è necessario precisare che una procedura del genere potrebbe essere forse tollerata qualora si trattasse di un caso isolato, ma nel caso della Banca di cui parliamo abbiamo accertato che tale procedura è stata pressoché generalizzata e standardizzata.

    È evidente che, per provare tale violazione generalizzata della legge nei giudizi che eventualmente potranno essere proposti dai risparmiatori nei confronti della Banca, si chiederà di ordinare la produzione di tutti gli ordini per l’acquisto delle azioni effettuate da tutti i clienti dell’istituto di credito nei due mesi precedenti e successivi la singola negoziazione.

    Con tale mezzo istruttorio si potrà dimostrare la palese e preordinata elusione compiuta dalla Banca, elusione che potrebbe investire anche profili non strettamente civilistici.

    Ma rispetto alla strategia di vendita massiccia delle proprie azioni da parte della Banca in questione, ci chiediamo se le modalità di vendita di azioni non quotate in Borsa, come quelle in questione, possano essere compatibili con la normativa della c.d. execution only.

    Ci chiediamo, cioè, se la Banca avrebbe potuto vendere le proprie azioni non quotate con le suddette modalità.


    Orbene, come noto, l’art. 43 del Regolamento Consob del 2007 stabilisce che gli intermediari possono prestare i servizi di esecuzione di ordini per conto dei clienti o di ricezione e trasmissione ordini, senza che sia necessario ottenere le informazioni per procedere alla valutazione di adeguatezza o appropriatezza, quando sono soddisfatte tutte le seguenti condizioni:


    1. i suddetti servizi sono connessi ad azioni ammesse alla negoziazione in un mercato regolamentato o in un mercato equivalente in un paese terzo;
    2. il servizio è prestato ad iniziativa del cliente;
    3. il cliente è stato informato che l’intermediario non è tenuto a valutare l’appropriatezza e che pertanto l’investitore non beneficia della protezione offerta dalle relative disposizioni;
    4. l’ Intermediario rispetta gli obblighi in materia di conflitti d’interesse.
    In base a quanto sopra, sembrerebbe potersi sostenere che le azioni non quotate in un mercato regolamentato, come le azioni bancarie di cui abbiamo trattato, non possono essere negoziate in un regime di “execution only”, per cui la Banca che ha utilizzato tale modalità avrebbe commesso una violazione di legge.

    Labirinto 

    Conclusioni


    Concludiamo solamente dicendo che la questione delle azioni ed obbligazioni non quotate è veramente rilevante in quanto coinvolge ormai svariate decine di migliaia di risparmiatori, che vanno ad aggiungersi alle centinaia di migliaia di risparmiatori coinvolti nella vicenda del c.d. “risparmio tradito”, in un nuovo e quanto mai preoccupante capitolo. Invitiamo pertanto a diffidare dalle "proposte che non si possono rifiutare" (soprattutto nel momento del bisogno), rimanendo a disposizione 
    di tutti i nostri Associati (attuali e futuri) per esaminare insieme tutte quelle situazioni che ritengono meritorie di analisi approfondita.

    Essere un nostro associato fa sì che da queste casistiche che stanno purtroppo diventando "normali" ci si trovi molto ma molto lontani, con conseguente protezione dei propri risparmi ma non solo. Far parte di un'associazione, significa far parte di un GRUPPO COESO che ha come obiettivo lo sviluppo di tutti gli associati e soprattutto, il benessere e la protezione di quanto faticosamente accumulato in una vita di lavoro.

    Ecco perchè vi invitiamo nuovamente ad associarvi se non volete correre questi rischi ogni volta che vi recate allo sportello, segnalandoci le proposte che ricevete mediante una mail a questo indirizzo!

    Vi ringraziamo anticipatamente per l'aiuto che ci darete nel diffondere le nostre analisi ed inchieste a tutte le persone a voi care, sia condividendo il link al nostro blog che alla nostra pagina Facebook.

    UFFICIO STUDI ASSODIR

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