POSTE ITALIANE

  • Buongiorno e benvenuti a questa nuova inchiesta nel fantastico mondo di Poste Italiane che tanto sta terrorizzando i risparmiatori italiani in questo periodo.

    Bisogna stare attenti al nome delle cose, in questo caso i prodotti finanziari che vi propongono.

    Usano le parole, le coniugano in modo che quello che vi offrono appaia ai vostri occhi necessario, importante e per il vostro bene.

    NON FANNO NIENTE PER IL VOSTRO BENE. 

    Ma fanno tutto per i loro INTERESSI.

    In questo articolo vi sveliamo i finti raddoppi del nulla di Poste Italiane che attraverso le belle parole, i rating farlocchi e i numeri a caso, hanno bruciato una buona fetta di investirori e risparmiatori fra quelli che gli han dato retta.

    Non dovete crederci sulla parola, ma per il vostro bene, vi consigliamo di non essere mai soli nelle scelte importanti soprattutto, in quelle finanziarie. Quelle scelte che se errate vi condannano alla povertà a vita.

    Circondatevi di persone altamente qualificate quando state per fare un scelta importante!

    Seguiteci.

    Il nostro Ufficio Studi della Assodir dopo aver svisceratoi danni causati dal FONDO OBELISCO di Poste Italianeha ricevuto nuove segnalazioni in merito ad alcune polizze emesse sempre dalle Poste vari anni or sono e che sembravano in grado di offrire ritorni davvero interessanti, ricorderete tutti infatti i tempi d'oro in cui i Buoni Fruttiferi (grazie ad una inflazione molto alta) raddoppiavano nel giro di 10 anni, ebbene nell'anno 2002 Post italiane tenta di far passare il medesimo messagglo subliminale lanciando una serie di Polizze Index-Linked, cioè legate all'andamento di alcuni indici azionari, precisamente al Dow jones e all' Eurostoxx, ma presentando tali prodotti con campagne pubblicitarie e assegnando ad essi dei nomi ed immagini di copertina molto più “tranquillizzanti”:

    - Classe 3A Valore Reale, collocata dal 07/01/2002 al 09/02/2002 
    - Ideale, collocata dal 18/03/2002 al 20/04/2002 
    - Raddoppio, collocata dal 03/06/2002 al 10/07/2002 
    - Raddoppio Premium, collocata dal 12/08/2002 al 21/09/2002 
    - Index Cup, collocata dal 21/10/2002 al 16/11/2002 

    Il termine “Raddoppio” era chiaramente all'epoca usato per richiamare alla memoria dei sottoscrittori i medesimi rendimenti dei Buoni Fruttiferi, ma, come vedremo più avanti, ciò non si verificò poichè si trattava di prodotti non diversi, ma addirittura quasi antitetici.

    In primis vogliamo segnalare cosa riportava una delle suddette NOTE INFORMATIVE in tema di facoltà di recesso, roba da far venire i brividi a chiunque l'abbia letto, ma parliamoci chiaro, quanti l'hanno fatto secondo voi?

    poste italiane 1

    Segnaliamo dopo un attento studio dei vari prospetti informativi che la componente obbligazionaria era costituita non da semplici obbligazioni, bensi' da cartolarizzazioni (tecnicamente da CDO sintetici), e riteniamo molto ma molto probabile che tale DETTAGLIO possa essere sfuggito al risparmiatore medio che si è sempre rivolto a Poste Italiane: anche perchè se chiedessimo in giro che cosa sono i CDO sintetici a 100 persone, molto probabilmente forse 1 massimo 2 sarebbero in grado di dare la risposta esatta.

    Ma cosa sono i “CDO sintetici” ?

    Questa sigla indica i "Collateralized Debt Obbligations". In pratica si tratta di prestiti obbligazionari creati, usando la tecnica della cartolarizzazione, impacchettando una serie di bonds o di derivati.

    I CDO sono emessi in varie tranches (con rating e rischiosità a scalare) da speciali società-veicolo: il loro rimborso e le loro cedole sono garantite dal portafoglio sottostante di obbligazioni o di prestiti o di derivati. I Cdo possono avere strutture molto complesse, che creano anche un effetto leva.

    Alcuni Cdo sono "gestiti": cosicchè l'emittente abbia la facoltà di sostituire i titoli sottostanti posti in garanzia in corso d'opera.

    L'investimento in Cdo comporta vari rischi (e ovviamente pari rendimenti): c'è il rischio che il portafoglio sottostante posto in garanzia vada in default, almeno in parte. C'è poi un rischio di "concentrazione": se i titoli sottostanti sono concentrati in settori simili o nello stesso settore. E c'è un rischio di "struttura": un investitore può infatti acquistare la tranche migliore (con il rating più elevato) o quella peggiore. La tranche più rischiosa in un'emissione di Cdo è quella definita equity: quella che va ad assorbire le prime perdite del portafoglio sottostante.

    I nomi dei prodotti e le note informative erano ingannevoli.

    Il primo titolo (3A, "tripla A") richiamava esplicitamente il massimo rating, cioe' la massima sicurezza ed affidabilità unita all'espressione "Valore Reale" poiche' il titolo prometteva di restituire a scadenza almeno il valore dell'inflazione piu' un rendimento aggiuntivo legato alla variazioni di indici finanziari di mercato. Nella nota informativa si leggeva: "La classificazione minima imposta dall'ISVAP per questo tipologia di contratti e' di A-. Il titolo Classe 3A valore reale index Linked ha attualmente un rating AAA di Fitch. Il rating "AAA" secondo Fitch, determina in assoluto il piu' basso livello di rischio di 
    credito.

    E' assegnato solamente nei casi di capacita' eccezionalmente elevata di solvibilita' e si ritiene che anche eventi particolarmente avversi non lo possano influenzare negativamente. A titolo di esempio lo Stato Italiano ha attualmente rating AA-, secondo Fitch".

    Il rating "tripla A" emesso da Fitch era ad uso privato. Lo stesso Ken Gill, Responsabile CDO di Fitch Ratings, e' rimasto sorpreso, nello scoprire due anni dopo, che Poste Italiane avevano strumentalizzato il loro rating in questo modo ed ha sottolineato che: "Siamo di fronte a titoli estremamente sofisticati. Che siano adeguati ad investitori retail e' discutibile. Ma questo e' responsabilita' di chi li vende".

    Essendo stati collocati presso oltre 70.000 risparmiatori (la fonte è proprio Poste Italiane) nel 2002 ed avendo un orizzonte temporale di 10 anni, tali polizze si trovarono nel bel mezzo della crisi del 2007 (Lehman Brothers) con gli indici azionari che crollarono letteralmente.

    Iniziavano i primi declassamenti, ma i risparmiatori non venivano informati. Il tracollo della situazione finanziaria ha fatto il resto. Il titolo "Classe 3A Valore Reale" poco prima di arrivare alla sua naturale scadenza VALEVA CIRCA LA META' ed il titolo "Ideale", addirttura UN TERZO DEL VALORE INIZIALE.

    Cosa fece Poste Italiane all'epoca per tentare di rimediare al disastro in atto? (Perchè di disastro si deve parlare, considerando che la stragrande maggioranza della clientela delle Poste nel 2002 vedeva tale Ente come una certezza granitica).

    Creò ad hoc nuove polizze in cui far confluire i capitali dimezzati (o peggio) delle polizze del 2002, la cui linea si chiama “PostaFuturo”: morale della favola, l'orizzonte temporale scelto dal cliente è venuto improvvisamente a saltare causando disagi a chi avrebbe necessitato quantomeno del proprio capitale alla scadenza naturale delle polizze! Chi ha sottoscritto la migrazione del capitale quindi ha dovuto cambiare scadenza adattando le proprie esigenze ai pessimi rendimenti delle polizze di Poste Italiane.

    Chi sottoscrisse ed ahinoi ancor oggi abbia mantenuto in essere le polizze di questa linea, subì invece, come da prospetto informativo, i seguenti costi di accesso:

    poste italiane 2

    Non ci vuol molto a capire che pagare il 3% di costi in un periodo in cui il reddito fisso offre tassi a zero è qualcosa di davvero poco conveniente, senza contare che sono presenti altri costi che possono essere ammortizzati solo dopo molti anni: quindi, chi ha affidato i propri risparmi nel 2002 alle poste e ha subìto la crisi degli indici azionari, ha vissuto un vero e proprio calvario.

    poste italiane 3


    Chiudiamo con una delle testimonianze di chi ha liquidato il tutto a dicembre 2015:

    In data 8 giugno 2002 ho sottoscritto la polizza in oggetto per € 1.500,00. Su indicazione delle Poste ho accettato la proposta di trasformazione della polizza in Postafuturo ad hoc per raddoppio in data 20 giugno 2009 (visto che il capitale era sceso a 1.083,75 euro). A scadenza di tale polizza (31/12/2015) il capitale risulta di 1.575,00. Quindi dopo 13 anni e mezzo mi trovo con un aumento di capitale di 75,00 euro lordi." (Piergiorgio F. da Schio)

    Raddoppio? Non con le Polizze Index Linked di Poste Italiane.

    Il nostro Ufficio Studi è a disposizione dei propri Associati (pui trovare tutto quello che ti serve a questo link) per esaminare insieme tutte quelle situazioni che ritengono meritorie di analisi approfondita.

    Essere un nostro associato fa sì che da questi disastrici si trovi molto ma molto lontani, con conseguente protezione dei propri risparmi ma non solo. Far parte di un associazione, significa far parte di un GRUPPO COESO che ha come obiettivo lo sviluppo di tutti gli associati e soprattutto, il benessere e la protezione.

    Ecco perchè vi invitiamo nuovamente ad associarvi se non volete correre questi rischi ogni volta che vi recate allo sportello, segnalandoci le proposte che ricevete!

    Vi ringraziamo anticipatamente per l'aiuto che ci date nel diffondere queste notizie a tutte le persone a voi care.

    UFFICIO STUDI ASSODIR

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  • posta
    Quante volte abbiamo sentito ripetere questa frase: “Basta banche, li metto alla Posta” ?

    Poste Italiane è sempre stato percepito come il classico "porto sicuro" dove allocare i propri risparmi nei momenti di turbolenza dei mercati, lontano dalle sirene dei listini azionari, ma negli ultimi giorni alcune segnalazioni da parte dei nostri lettori stanno minando anche questa certezza: difatti da alcuni anni a questa parte, il gruppo Poste italiane è stato messo in condizione di fare concorrenza alle banche, attraendo nuova clientela che si è sommata alla estesissima base di clientela retail già abituata all'utilizzo dei servizi postali più che di quelli finanziari.

    Ma vediamo, grazie al nostro Ufficio Studi il fatto:

    alla fine dell' anno 2005 Poste Italiane, in pieno boom del settore immobiliare, lancia il suo Fondo Immobiliare Chiuso, chiamato “OBELISCO” (Isin IT0003896922), collocando (anche grazie ad un'ottima campagna pubblicitaria) in un batter d'occhio tutte le quote a disposizione e garantendosi laute commissioni da parte della società di gestione del suddetto fondo; ma purtroppo, dal momento che la storia ci insegna che i mercati sono imprevedibili e non è tutto oro quel che luccica, la cattiva gestione del patrimonio immobiliare (metà degli immobili non sono messi a reddito), la contrazione del mercato con conseguente forte deprezzamento del mattone, e la tassazione alle stelle (Imu e Tasi incidono per circa il 34% sui ricavi) portano la gestione a delle performances letteralmente disastrose: chiunque infatti avesse sottoscritto quote del Fondo Obelisco per un controvalore di 200.000 Euro 11 anni fa, oggi vedrebbe il proprio capitale ammontare a circa 48.000!!!

    Il grafico parla chiaro:

    fondo obelisco

    Un continuo calo delle quotazioni, che è purtroppo accompagnato dalle difficoltà per chi volesse vendere le proprie quote ad un determinato prezzo, vista la scarsa liquidità del fondo a oggi. Esattamente quello che sta avvenendo in questi giorni in UK dopo il risultato del referendum della BREXIT con 6 fondi immobiliari che hanno annunciato di non voler restituire a tempo indeterminato quanto versato ai sottoscrittori.

    Per cercare di trovare un rimedio, il Fondo Obelisco ha prorogato la propria naturale scadenza dal 2015 al 2018 allo scòpo di vendere a prezzi migliori alcuni immobili, ma nell'anno 2016 ancora una volta i risultati sono stati l'ennesimo disastro, evidenziando una perdita netta di circa 18 milioni di Euro, come da bilancio depositato:

    bilancio obelisco


    Non sappiamo se nei prossimi ultimi due anni di vita il "FONDO OBELISCO" recupererà l'80% delle perdite accumulate, anche se sinceramente ci sembra piuttosto irrealistico che nell'arco del periodo soprindicato il valore degli immobili contenuti a bilancio possa salire di 4 volte per ritornare al valore iniziale...

    Perdita

    L'unico dato certo è che i sottoscrittori continueranno a versare per altri 2 anni, le commissioni alla società di gestione e di conseguenza a Poste Italiane.

    Vi sono inoltre segnalazioni in merito al comportamento di BancoPosta nell’ambito del collocamento del Fondo, forse censurabile da un punto di vista legale in quanto aumentano le lamentele derivanti dal fatto che all’atto del collocamento, conformemente all’articolo 30 del Regolamento intermediari del 1998, Poste Italiane non avrebbe stipulato con i risparmiatori un contratto-quadro.

    La mancata stipula del contratto–quadro, tuttavia, non esonerava Poste Italiane dalle ulteriori regole di comportamento previste ed in particolare dal raccogliere le informazioni sulla propensione di rischio del risparmiatore ai sensi dell’articolo 28 del Regolamento Consob del 1998 e dal segnalare la inadeguatezza dell’operazione ove il profilo fosse stato basso, medio basso o medio, atteso che al Fondo era stato indicato nello stesso prospetto informativo un grado di rischio medio-alto.

    Morale della favola: nel 2016, in piena era di TASSI A ZERO, di "porti sicuri" non ce ne sono più e occorre scegliere MOLTO ATTENTAMENTE quelli che meglio ci permettono di "ormeggiare" il nostro patrimonio.

    E' doveroso quindi ribadire ancora una volta ai lettori e ai nostri Associati che prima di sottoscrivere qualsiasi prodotto proposto da QUALSIASI INTERMEDIARIO o Ente si debbono adottare le necessarie cautele, ancor più visto quel che sta capitando sul mercato in questo periodo con la normativa del BAIL IN già in essere.

    L'Ufficio Studi Assodir è a disposizione di tutti i propri Associati per fornire chiarimenti in merito ed invita tutti i lettori del blog ad associarsi, al fine di predisporre la necessaria educazione finanziaria, con l'aiuto di professionisti qualificati ed evitando così di commettere leggerezze che potrebbero visto il periodo rivelarsi fatali nella gestione dei propri risparmi.

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  • Ben ritrovati!

    Dopo il nostro ultimo articolo sulle Poste Italiane di qualche mese fa, che ha destato parecchio scalpore, abbiamo ricevuto una notevole dose di ringraziamenti ed anche qualche email di contestazione da parte di "zelanti" funzionari delle Poste...

    Quella che troverete qui sotto è la più interessante e proviene da uno di questi che, dopo averlo condiviso su FACEBOOK, l'ha "bollato" con un solenne:

    "TUTTE MINCHIATE".

    Naturalmente, quando ci siamo accorti della "stroncatura", abbiamo chiesto gentilmente spiegazioni al suddetto individuo invitandolo a risponderci sul perchè del suo appellativo e questa che vedete sotto è stata la sua risposta:

    peppe


    Orbene, "carissimo" sig. Peppe (stia tranquillo che conosciamo benissimo la normativa sulla Privacy e non pubblicheremo il suo Cognome), ringraziandola per la sua risposta e tralasciando il suo commento originario (la forma è parte della sostanza, ma evidentemente ogni botte non può che dare il vino che ha dentro), gradiremmo provare a rifare il punto della situazione e farle notare anche noi qualche "PICCOLO PARTICOLARE" di cui non era a conoscenza o che magari le è sfuggito.

    Ripartiamo dall'inizio:

    Il nostro Ufficio Studi ha messo sotto la lente di ingrandimento alcuni prodotti collocati da Poste Italiane che sembrava che secondo noi NON fossero idonei alla loro clientela retail tipo, della quale proviamo a tracciare un identikit: Cliente da molti anni,
    abituato ormai al concetto di totale protezione del capitale, conpropensione al rischio bassissima o nulla e che vede in Banco Poste il classico porto sicuro, sin dai tempi lontani nei quali, con inflazione sopra al 5% era possibile beneficiare di rendimenti oggi impensabili e nei quali l'idea di erodere il capitale era semplicemente assurda.

    Tali prodotti si sono invece rivelati molto rischiosi e contemplavano la possibilità che il capitale iniziale non fosse protetto.

    Alla luce di quanto sopra, ciò che è lecito ed indispensabile chiedersi ora è: come può succedere che il classico risparmiatore italiano e Cliente delle Poste, che ha sempre evitato pressochè ogni assunzione di rischio negli anni passati, cercando la sicurezza a discapito del rendimento, si sia improvvisamente gettato su fondi immobiliari e polizze agganciate ad indici azionari?

    Da verifiche Consob del 2014 emerse che SOLTANTO 330 mila Clienti su 900 mila avevano un profilo di rischio Mifid (gli altri hanno rapporti avviati prima dell’entrata in vigore della norma, replico' l’azienda). Ma il 74,5 per cento dei Clienti di Poste Italiane si classificava sui tre livelli più elevati di “esperienza e conoscenza”, soltanto il 5 per cento aveva conoscenze minime. Altro che pensionati e piccoli risparmiatori spaventati dalle banche, le Poste, stando alle classificazioni interne verificate dalla CONSOB, erano frequentate da scafati professionisti degli investimenti!?!

    Onde evitare equivoci o dubbi, nel caso pensasse ce ne fossimo accorti soltanto noi, le riportiamo alcuni stralci del testo di un'interrogazione parlamentare del Dicembre 2014 (per la precisione si tratta di un'interrogazione a risposta scritta, la numero 4-07276 presentata dall'onorevole GUIDO GUIDESI - Testo di Venerdì 12 Dicembre 2014, seduta n. 349).

    “...L'analisi dell'Autorità relativa a Poste, durata alcuni mesi, è stata approfondita e ha riguardato persino la posta elettronica interna all'azienda;
    il giudizio contenuto nel dossier dell'autorità di vigilanza non è positivo. Vi si legge infatti, stando alle notizie di stampa, che «Le verifiche condotte hanno evidenziato che la società si avvale, nello svolgimento dei servizi di investimento, di meccanismi di pianificazione commerciale e di incentivazione del personale fondati sul perseguimento di specifici interessi “di business” (prevalentemente declinati in termini di redditività) che, affiancati da rilevanti pressioni gerarchiche a tutti i livelli della struttura organizzativa, hanno determinato, a valle del processo distributivo significative distorsioni nella relazione con la clientela...

    Continuiamo a leggere:

    ...Il sistematico ricorso a forme di pianificazione commerciale «per prodotto» costituiscono le componenti di un impianto focalizzato verso la realizzazione di obiettivi aziendali senza tenere adeguatamente conto delle esigenze della clientela;  Consob evidenzia criticità nel rapporto con i risparmiatori...

    E ancora:

    ...Addirittura, l'80 per cento dei Clienti sopra i 70 anni che hanno comprato una polizza index-linked (una forma di investimento che garantisce il capitale e ha un rendimento legato all'andamento di un indice) hanno un orizzonte di investimento superiore ai 7 anni; la società «a fronte di una specifica richiesta del team ispettivo, non è stata in grado di estrapolare i dati», relativi alla situazione finanziaria effettiva del cliente. E non considera l'età anagrafica per garantire un periodo di investimento adeguato...”,

    In parole povere, caro sig. Peppe, se un ottantenne con la pensione minima vuole investire in un prodotto con scadenza 20 anni, nessuno alle Poste farà obiezioni!?! Le pare normale questo genere di comportamento da parte di chi dovrebbe garantire ai propri Clienti innanzitutto la famosa SICUREZZA di cui un anziano va alla ricerca?

    Le riportiamo anche per completezza, visto che forse non lo sa, caro sig. Peppe che, per tutte queste motivazioni, Poste Italiane ha ricevuto una MULTA di 60.000 Euro, certificata dalla delibera CONSOB n. 19283 del 30-7-2015 che può leggere tranquillamente QUI.

    Leggiamo nella delibera di "usi e costumi" che oseremmo definire quantomeno, “curiosi”, non pensa?

    “...Omissis... Consob stigmatizza anche il caso della vendita di polizze e l'apertura di libretti postali a studenti stranieri che andavano a chiedere il permesso di soggiorno..." 

    E' chiaro che a nostro modesto parere, situazioni del generedevono farci capire che non siamo più di fronte alla classica cassaforte simbolo di sicurezza inespugnabile, bensì a una normalissima azienda pseudobancaria quotata in Borsa che navigando nella correttezza (formale), mira comunque aprioristicamente al massimo della redditualità... Non certo quella dei Clienti, però!

    Allora, si dirà, se Poste Italiane è così scaltra e con una clientela tanto estesa, sarebbe stato comunque un affare diventarne soci, acquistando magari un pacchetto azionario in fase di collocamento !

    NO, neanche così si sarebbe fatto un affare. Il titolo Poste Italiane, non è stato un titolo per nulla "brillante" ed ancora oggi, nonostante la Borsa italiana sia ai massimi dell'anno, vale decisamente meno rispetto alla data di collocamento (27/10/2015).


    Poste 14122016


    Eppure un Ente che detiene una massa monetaria tanto ingente e che si quota ai mercati finanziari, potrebbe e dovrebbe fornire un piano industriale degno di questo nome, vediamo allora in quale impresa si è lanciata per mettere a reddito tale massa monetaria: unico investimento degno di nota è stato in Alitalia, dove si è riportata (ovviamente) una sonora batosta.

    E il prossimo investimento strategico all'orizzonte? Una quota di Coca Cola? Di Apple? Una partecipazione in General Motors o Facebook? Macchè… dopo Alitalia saranno investiti danari nel fondo Atlante!

    Così almeno esterna pubblicamente la presidente di Poste Italiane, Luisa Todini che vede nel fondo Atlante la possibilità di un ritorno del 6% ma precisando immediatamente dopo che qualsiasi investimento è a rischio, il classico modo di mettere le mani avanti.

    Sono stati 250 i milioni di Euro investiti nel Fondo Atlante, dopo il fallimento dell'investimento in Alitalia. Se pensiamo che una SPA deve individuare settori più redditizi in cui diversificare, fatichiamo a trovarne due più a rischio di una compagnia aerea che per decenni ha prodotto solo debiti e che nessuno voleva acquisire ed un fondo nato per salvare banche che altrimenti avrebbero difficoltà a sopravvivere.

    Voi a chi prestereste i vostri soldi? A chi li fa fruttare, o a chi li va dissipando? E senza essere presidenti di società quotate, pensiamo di sapere la vostra risposta.

    Sono quindi dissennati il presidente di Poste italiane e il Ceo?

    Asslutamente NO. Però, dobbiamo essere onesti e renderci conto una volta per tutte che Poste Italiane, forte della vastissima clientela di cui dispone, può permettersi di fare da BANCOMAT alla Cassa Depositi e Prestiti e al Ministero dell' Economia e delle Finanze, e se la nostra compagnia aerea di bandiera produce solo debiti, Poste può contribuire a finanziarla (facendo passare il tutto come un investimento in cui crede…) e se le banche producono bilanci in rosso e si crea un fondo per salvarle, anche qui Poste può contribuire (sempre sotto forma di investimento sicuro e lungimirante)…

    E così anche per mitigare il pessimo bilancio 2015 della Cassa Depositi e Prestiti (in rosso a causa della quota di partecipazione detenuta in Eni), ecco che viene “acquisita” una quota di Poste Italiane, rendendone al momento tale la compagine azionaria:

    Tutti questi investimenti non potrebbero essere meglio tarati a favore del Cliente, con l'obiettivo di offrire un ritorno più appetibile per i propri risparmi?

    Forse SI', se la Società fosse libera di muoversi, investire, programmare per crescere e non per tappare le falle di Stato, invece si è legata ancor di più alla cassa Depositi e Prestiti per rinnovare e allungare il contratto che le permette la distribuzione dei libretti e dei buoni Cdp: senza quel contratto, che nei primi sei mesi del 2014 ha portato a Caio (ceo di Poste Italiane) 766 milioni di euro commissioni, quotare le Poste in Borsa sarebbe stato quasi impossibile.

    ...E difatti i risultati di una reale diversificazione e di un vero piano industriale sono evidenti, dopo i fondi e le polizze di cui abbiamo scritto negli articoli precedenti, vediamo che anche il titolo azionario stesso è in perdita dalla data di collocamento, e documentandosi si può vedere come anche i famosi libretti al portatore e buoni fruttiferi che i nonni aprivano al nipotino appena nato, oggi non offrano rendimenti allettanti:

    Riflettendoci un attimo, in effetti lo 0,01% ANNUO LORDO ci fa capire come il nascituro contribuisca al fondo Atlante…

    Eppure in Poste Italiane sanno benissimo come districarsi tra prodotti ben più strutturati:

    nel 2013 le Poste convincono molti Clienti ad aderire al riacquisto di obbligazioni emesse da Barclays e Crédit Suisse e poi ne approfittano per consigliare subito di impiegare la liquidità tornata sul conto per comprare prodotti remunerativi per il Gruppo. La Consob nota la tendenza delle Poste a proporre alla clientela disinvestimenti anticipati nei periodi in cui ci sono emissioni di prodotti delle Poste stesse, “senza che tali proposte fossero precedute da analisi sulle reali esigenze della clientela”. Perché lo scopo era uno solo: incassare più commissioni possibile.

    Citiamo sempre dalla famosa delibera CONSOB n. 19283 del 30-7-2015:

    "...Omissis... La stessa autorità nota la tendenza delle Poste a proporre alla clientela disinvestimenti anticipati nei periodi in cui ci sono emissioni di prodotti delle Poste stesse, senza che tali proposte fossero precedute da analisi sulle reali esigenze della clientela..."

    A questo punto, caro Peppe e cari lettori, crediamo sia sufficientemente chiaro allora lo spirito del modus operandi di Poste Italiane:
    ognuno tragga le debite considerazioni su questo ennesimo "Ente di Stato quotato in Borsa"...

    Una cosa però ci tenevamo a puntualizzarla al sig. Peppe ed a tutti i funzionari postali che operano dietro lo sportello (o a domicilio) come lui: 

    noi siamo un gruppo di cittadini, risparmiatori che è diventato investitore consapevole, sufficientemente coeso e che SI RIBELLA a questo "fumo negli occhi" ed a questo modus operandi e, ci teniamo a farle sapere che il mercato a cui "il sistema"si rivolge NON E' PIU' quello di 20 anni fa in cui bastava un promotore finanziario per fare raccolta: oggi le persone grazie al web FINALMENTE possono informarsi e rendersi conto con i propri occhi PRIMA d'investire in qualsiasi strumento, "che cosa c'è dietro".

    Pertanto la ringraziamo per la sua risposta che ci fornisce un ulteriore stimolo a verificare ed approfondire ulteriormente ogni nostro scritto ed a rinnovare l'invito a tutti i nostri lettori a NON FIRMARE A SCATOLA CHIUSA NESSUN GENERE DI PROPOSTA FINANZIARIA CHE VENGA LORO SOTTOPOSTA non soltanto da parte di qualsiasi Banca ma anche a questo punto di qualsiasi Ufficio Postale. 

    La salutiamo distintamente sig. Peppe, augurandole buon lavoro e scusandoci per il ritardo nella risposta, ma come potrà ben immaginare, raccogliere tutti i dati che abbiamo citato, analizzarli e verificarli richiede parecchio tempo. Se reputasse anche queste "TUTTE MINCHIATE" come le precedenti, la preghiamo però di risponderci nel merito, stavolta! Fra persone serie si dovrebbe fare così... 
     
    Il nostro Ufficio Studi è a disposizione dei propri Associati (
    potete trovare tutto quello che vi serve a questo link) per esaminare insieme tutte quelle situazioni che ritengono meritorie di analisi approfondita, onde evitare di finire in casi come quelli sopradescritti o come QUESTI.

    Aiutateci ad aiutare chi ha bisogno d'aiuto (e magari non ne è neppure consapevole) condividendo questo articolo con le persone a voi care!

    Grazie.

    Insieme, possiamo farcela!

    UFFICIO STUDI ASSODIR

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